Dove vai se lo SMARTWATCH non ce l’hai

smartwatch

Cosa sta cambiando e perché gli smartwatch non sono emersi prima?
I primi smartwatch compaiono negli anni ottanta ma, per via di poche funzionalità e hardware limitati, non hanno dato avvio, in quell’epoca, ad una rivoluzione tecnologica.

Erano compatibili con i pc dell’epoca tra cui, per chi lo ricorda, il Commodore C64 ma, come il Seiko RC-1000 del 1984 che vediamo in foto, avevano una palese limitazione: la sincronizzazione era possibile solo con un cavo; non esisteva il bluetooth.

Con l’evoluzione di appositi SO per questi dispositivi, l’utilizzo degli smartwatch si è diffuso ovunque.
Uno smartwatch è un orologio intelligente, da indossare al polso e ha le funzioni di un orologio tradizionale e al contempo di uno smartphone.

Sono estensioni dello smartphone, al quale sono collegati senza fili, consentendo la gestione di molte funzioni direttamente dal nostro polso senza dover prendere fisicamente in mano il cellulare.

Ed ecco di quali funzioni sto parlando:

Uso quotidiano

  • Visualizzazione chiamate o messaggi o effettuarle direttamente;
  • Visualizzazione rubrica e agenda dello smartphone
  • Visualizzazione messaggi su Whatsapp e Telegram oppure visualizzare email;
  • Visualizzazione meteo tramite apposito Widget
  • Visualizzazione data e ora
  • Rintracciare lo smartphone

Uso multimediale

  • Gestione playlist e musica
  • Gestione video, pausa e riproduzione

Uso sportivo

  • Raccolta e archivio dati su performance atletiche
  • Geolocalizzazione della posizione e registrazione degli spostamenti
  • Monitoraggio del sonno e del battito cardiaco

Esistono smartwatch che funzionano in autonomia, quelli da collegare ad un dispositivo e altri ibridi.

I primi li possiamo definire anche stand alone e si collegano unicamente al dispositivo della stessa marca, come ad esempio l’Apple Watch che ha bisogno di iPhone o iPad. Gli ultimi hanno funzioni autonome e connettività che consentono di funzionare anche accoppiati ad una altro device.
Annovero, in questo articolo, anche gli smartband, riconoscibili dal costo relativamente basso e da non confondere con gli smartwatch.
Si tratta di braccialetti che raccolgono dati come battito cardiaco, posizione geolocalizzata, conta passi e movimenti nelle tre direzioni.

Tra i produttori di smartwatch troviamo Samsung, Sony, Alcatal, Asus, con sistema operativo Android Wear, ed Apple che produce unicamente Apple Watch con sistema operativo Watch OS.

Gli smartwatch hanno però faticato a divenire oggetto necessario su larga scala.
La versione compressa di bottoni, app e schermi si prestano ad una lettura di messaggi e informazioni molto sacrificata, soprattutto considerando i dispositivi che necessitano della prossimità dello smartphone.

Restano inoltre i dubbi sulla reale utilità delle funzioni integrate, che non sono una esclusiva degli smartwatch.
Google ed Apple stanno dunque rivedendo e ottimizzando Android Wear e WatchOS per per focalizzarsi sulle reali necessità dei consumatori e probabilmente il successo dello smartwatch dovrà ancora arrivare, parallelamente a quello dell’iOT di cui mi ritrovo a parlare ogni settimana e ad altri articoli di wearable technology.

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