Teorie del complotto, Cyber spionaggio, ‘oh my darlin..il telefono ci spia, sono della CIA’ è il motivetto della canzone del momento.

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Di recente mi sono imbattuto nell’ennesimo post su facebook del bufalaro di turno che ‘rivelava’ le potenzialità del geo tracking di uno smartphone.
Peccato, per il techno bufalaro, che nello sforzo di lamentare l’ennesimo complotto, non riusciva a non lasciarsi scappare che la capacità di uno smartphone di tracciare i nostri spostamenti terrestri è talmente migliorata da consegnare al lettore l’utilità di questo servizio.

Facciamo un passo indietro. Sto parlando di smartphone che, ci tengo a ricordarlo e tradurlo, significa ‘telefono intelligente’.
Il primo cellulare con GPS è stato prodotto e commercializzato da Benefon nel 1999.
E’ ormai maggiorenne e per i suoi 18 anni sta per regalarsi il super GPS, un processore capace di fornire la posizione con un margine di errore di 30 cm (lo ha annunciato Broadcom, con il nuovissimo SoC BCM47755).
Ebbene, se il telefono è intelligente e il GPS ormai ‘adulto’, è comprensibile come il nostro compagno di viaggio sia in grado di conservare traccia dei nostri spostamenti ed eventualmente di condividerli, e che questi ultimi non vadano accostati soltanto alle funzioni di navigatore.

Il presupposto è che sia intelligente anche l’utilizzatore quando, prima di consegnare alle presunte entità misteriose i nostri dati sensibili, sappia leggere alla prima accensione, dopo l’acquisto di uno smartphone, se si vuole condividere di default la posizione con il nostro account e le app preinstallate.
Dopo questa richiesta iniziale, all’installazione di una nuova app, verrà sempre indicato se quella app farà uso del GPS, e l’utilizzatore dello smartphone potrà riconoscere e modificare in qualunque monento le impostazioni di privacy per ogni app.
Su prodotti Apple è sufficiente accedere alla sezione Privacy nelle impostazioni e di seguito esplorare i menù ‘localizzazione’ e ‘condividi la posizione’.
Android non offre invece un’impostazione che permetta di ridurre i permessi richiesti dalle varie applicazioni concedendo solo quelli di base.

Dalla versione 6.0 di Android in poi, salvo ripensamenti negli aggiornamenti futuri, è possibile disattivare i permessi delle app installate agendo direttamente con lo strumento integrato nel sistema operativo.
Nelle lista delle applicazioni installate (vale anche per il tablet) del menù “Impostazioni”, una volta individuata l’app di proprio interesse, deve essere aperta la scheda informativa, quindi le “Autorizzazioni”, per vedere nella schermata dedicata l’elenco di quelle concesse, e infine settare su “Off” l’interruttore dei permessi che si desidera disattivare.
Ovviamente teniamo in considerazione che è bene disattivare solo le autorizzazioni effettivamente inutili e/o ingiustificate
in quanto diversamente l’applicazione potrebbe poi non funzionare

Il mio consiglio è lasciare comunque spenta la funzione di geolocalizzazione, a meno che non se ne faccia uso quotidiano, perchè ha una relativa incidenza sulla durata della batteria.In ogni caso, se devo utilizzare una app come easy park per pagare rapidamente il parcheggio, è la app stessa a chiedermi di accendere il GPS, qualora fosse inattivo.
Il geo tracking, ovvero il tracciamento dei nostri spostamenti geografici, avviene, è meglio ribadirlo ancora una volta, sempre con il nostro consenso ed in funzione di una app al nostro servizio.
La più scontata che viene in mente è il navigatore, ormai preinstallato su quasi tutti gli smartphone di ultima generazione.
Non tutti sanno che anche la app di Groupon si avvale del GPS, e per cosa poi? Non certo per fornire il dato alla CIA, come canta Gabbani.
Se installando la torcia mi viene chiesto di condividere la mia posizione, devo dubitare delle intenzioni dello sviluppatore e probabilmente rinunciare alla installazione.

La scelta che SmartX vuole fare con i suoi lettori è quella della alfabetizzazione digitale.
Impostare un articolo raccontando gli effetti della geolocalizzazione attiva su app come quella di groupon, che condivide ripetutamente durante la giornata con i proprietari di Groupon i dati della nostra posizione, potrebbe scoraggiare l’installazione dell’applicazione  ma noi preferiamo invece invitare a prendere confidenza con le impostazioni di privacy e appropriarci ancora di più del nostro smartphone.
L’utilità del GPS allora si paleserà in modo sorprendente quando con funzioni come trova il mio iPhone, in caso di smarrimento, riusciremo a ritrovare un telefono perduto.
Oppure quando in trasferta sarai così affamato da riuscire a esclamare appena ‘hey, Siri, ho fame’.

Francesco Gabbani – Pachidermi e pappagalli